Cammini di confusione

Nello sviluppo italiano dei cammini, ormai venticinquennale, pare si stia passando dalla visione accentratrice (…tutte le strade portano a Roma) ad un concetto di sistema dove ogni momento del viaggio può acquistare valore e diventa promozione di tutto il territorio che i cammini attraversano.
È questo uno degli obiettivi che la Rete dei Cammini propone a tutte le associazioni aderenti tra cui Amici di Santiago Novara, come nel caso del Cammino Minerario di Santa Barbara, dove il punto di partenza corrisponde a quello di arrivo, ma l’anello si amplia continuamente su richiesta dei Comuni sardi sud-occidentali che in pochi anni hanno portato, dalle originali 15 alle attuali 30 tappe, per uno sviluppo di oltre 500 km di cammino e dove ogni località, chiesa o punto tappa diventa una meta
da conoscere.
Oppure è il caso di diversi cammini esistenti tra Piemonte e Lombardia  riscoperti e valorizzati da consociate della Rete dei Cammini riuniti da un bel progetto dell’Ente di Gestione dei Sacri Monti in un unico “Devoto Cammino” transregionale che raggiunge tutti i nove complessi devozionali, patrimonio Unesco fin dal 2003, con un percorso di 700 chilometri.
Oppure è il caso della Via Romea Strata, con i suoi 800 km  italiani che collegano diversi tronchi storici dal Tarvisio a Fucecchio San Miniato,  o della “neonata” Via Francigena Renana  che ripropone  in un unico asse di 300 km da Coira, capoluogo dei Grigioni,  e dallo Spluga fino al guado francigeno del Po di Corte Sant’Andrea, diversi cammini storici, rispettandone e valorizzandone l’identità.
E così via.
Ma purtroppo c’è ancora chi crea confusione, con una visione parziale o localistica,  non avendo una visione globale del fenomeno e del territorio allargato che lo ospita.
Ne sono esempi gli innumerevoli casi, ben noti, in cui la confusione è generata da ramificazioni immotivate di percorsi; da attribuzioni di monumenti a cammini diversi da quelli storici a cui l’origine stessa del monumento è legata; da sovrapposizione di denominazioni simili; in taluni casi addirittura da spostamenti o da cancellazione di segnaletica. Il rischio vero è la perdita dell’identità di un cammino e del suo territorio, identità che invece è la vera ragione e il vero senso di ogni cammino  e la molla autentica della sua promozione.
 Altri problemi arrivano dalla sovrapposizione dell’editoria web all’editoria classica. Indubbi e importanti i vantaggi di economia, rapidità di messa in linea e facilità di aggiornamento della rete. Così come è  utile e importante la facilità di creare nuove “app”… Ma tutto questo genera il rischio di aggiungere  segni e varianti virtuali a percorsi già carichi di frecce, cartelli, adesivi di ogni tipo. Sovrapposizioni che mettono il turista / pellegrino in confusione ancor prima di intraprendere il cammino, quando lo prepara da casa scorrendo le guide stampate o navigando su internet…
 
L’invito della Rete è chiaro: per i cammini, creare una base cartografia digitale omogenea aggiornata e aggiornabile, consultabile online e gestita auspicabilmente da un Istituto di ricerca esperto di geomatica; sostenere l’edizione di guide a stampa; tutelare i cammini e quindi le strade e i sentieri che li compongono assegnando stabilmente budget ad hoc agli enti territoriali competenti; affidare un ruolo di consulenza specifica agli enti del Terzo Settore non profit che hanno competenza di cammini.
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