Cammini in Piemonte

La privilegiata posizione della Regione Piemonte nel quadro continentale dei cammini storico-devozionali si evidenzia bene osservando la cartina che riepiloga i due principali percorsi che attraversano le nazioni europee occidentali.

La Via Francigena da Canterbury a Roma rappresenta di fatto il “corridoio culturale verticale” dell’Europa, ora affiancata ad oriente dalla Via Romea Germanica (Stade, Augusta, Brennero, Roma) e da altre direttrici Nord-Sud (Via Francigena Renana da Coira a Milano e a Corte S. Andrea) e Via Francisca del Lucomagno da Disentis a Varese e a Pavia), 

I vari affluenti del Cammino di Santiago formano per contro i diversi assi orizzontali. Partono dal Canale della Manica, da Colonia, ma i più importanti sono i cammini francesi che partono da Vèzelay e da Le Puy.

La Via Jacobi rappresenta il ramo svizzero-tedesco del Cammino di Santiago, passa a Nord del lago di Ginevra e ad Avignone riceve l’affluente italiano che da Torino passa per il Monginevro.

Tutte queste vie si riuniscono a St-Jean-Pied-de-Port, ai piedi dei Pirenei, per dare vita al tratto spagnolo più famoso del Cammino che arriva a Santiago de Compostela.

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Un grande sistema transalpino 

Da questa rete di collegamenti emerge un sistema di percorsi a “mobilità dolce” che coinvolgono i più importanti valichi alpini, creando una rete di elevatissimo valore ambientale, culturale e turistico.

Oltre le Alpi piemontesi e valdostane, la Via Francigenasi può sdoppiare a Martigny (Vallese-CH) per offrire un’alternativa di passaggio delle Alpi fruibile tutto l’anno attraverso il Passo del Sempione e percorrendo poi la Via Francisca Novarese – Cammino di San Bernardo d’Aosta,che passa da Novara e ritrova poi la Via Francigena a Mortara;

Da Torino si diparte il sistema di collegamenti verso Ovest, con l’arrivo della Via Francigena dal Moncenisio e, in senso contrario, con la possibilità di andare attraverso il Monginevro verso uno dei tratti francesi del Cammino di Santiago, incrociabile a Orange o ad Arles.

Il collegamento dal Sacro Monte di Ghiffa (VB) alla Madonna del Sasso di Orselina-Locarno (CH) permette di proseguire oltre le Alpi con la storica Via Gottardo verso il Passo del Gottardo, raggiungendo l’Abbazia di Einsiedeln, punto tappa della Via Jacobi, ovvero il Cammino di Santiago svizzero-tedesco;

Il collegamento da Verbania a Varese e Ossuccio permette di incrociare a Varese la Via Francisca del Lucomagno e a Como la Via Francigena Renana. Andando con questa verso Milano e Pavia si ritorna sulla Via Francigena a Corte Sant’Andrea (LO) e da qui a Roma. Andando verso Nord, si arriva a Ossuccio con la Via Regina e oltre Chiavenna si prosegue con Via Spluga attraverso l’omonimo passo.

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L’obiettivo che dovrebbero avere tutti coloro: associazioni, enti locali, singole persone che intendono far conoscere e favorire la percorribilità di cammini è quello di ricercare la presenza sul proprio territorio di percorsi “storici”, percorsi devozionali. La nostra regione è ricca di storia e di tradizioni legate al cammino; in quasi tutte le provincie del Piemonte vi sono percorsi storici e di grande rilievo paesaggistico. Vogliamo iniziare con questo articolo la presentazione di cammini, anche quelli meno conosciuti al vasto pubblico, che possono essere oggetto di attenzione da parte di camminatori, pellegrini, semplici cittadini. Buon cammino Piemontesi

Linee guida

La ricerca e la schedatura dei percorsi piemontesi è stata fatta tra il 2017 e inizio 2018 tenendo appunto conto delle linee guida che il MiBACT aveva dato per l’inserimento nell’Atlante.

 Ad esempio, alla voce “cammini” si legge la seguente definizione:

“itinerari culturali di particolare rilievo europeo e/o nazionale, percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce sostenibile, e che rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, nonché una occasione di valorizzazione degli attrattori naturali, culturali e dei territori interessati”.

Altri criteri erano: la lunghezza delle tappe e il numero delle stesse, la percentuale di asfalto non superiore al 40%, la stagionalità, la presenza di servizi di ospitalità, la georeferenziazione del percorso, l’esistenza di siti internet di riferimento e di un “organo di governo” del cammino, la segnaletica, ecc. Dall’Atlante sono esclusi i percorsi “esclusivamente escursionistici”.

In presenza questi di criteri, al momento attuale (primavera 2019) i cammini piemontesi presenti nell’Atlante del MiBACT sono molto pochi ma si sta lavorando per aumentarli. La presente pubblicazione potrà proprio servire ad arricchire l’elenco.

Vie storiche e di pellegrinaggio 

Come già evidenziato, la strategica posizione del Piemonte ha favorito la presenza di percorsi storici consolidati fin dal tempo dell’Impero Romano, in particolare nella parte Nord della Regione, più vicina ai più importanti passi alpini. Questo giustifica la parziale assenza di cammini nella parte Sud della Regione.

La via più frequentata per Roma non passava dalla Liguria, per ovvi motivi ambientali legati alle coste, ma dall’Emilia, come dimostra la Via Francigena. Le Alpi Marittime sono attraversate da innumerevoli Vie del Sale verso il mare, ma nessuna al momento ha assunto caratteristiche tali per essere segnalata come cammino conosciuto e partecipato.

Di fatto, i cammini censiti seguono la Via Francigena del Gran San Bernardo, con un tratto piemontese di quattro tappe da Pont-Saint-Martin a Vercelli; la Via Francigena del Moncenisio, passante per Susa e Torino e che a Vercelli va a unirsi alla precedente per formarne una sola per Roma. Esiste una Via Francigena del Monginevro da Susa verso la Francia, che si preferisce segnalare in senso contrario come collegamento, con i rami francesi del Cammino di Santiago. 

A Nord, oltre ai passi valdostani, erano storicamente percorsi anche altri passi verso la Svizzera, a cominciare dal Sempione, ora rivalutato anche come cammino con la Via Francisca Novarese e il Passo di San Giacomo in Val Formazza. Va segnalata anche la Via delle Genti o del Gottardo che permetteva, con il menzionato passo e attraverso il Verbano, di raggiungere la Svizzera tedesca e la Germania.

La devozione

Altro elemento determinante, vero filo conduttore ai cammini piemontesi, è la straordinaria presenza di Sacri Monti, di complessi devozionali e di santuari. Il ritmo del cammino è ovunque scandito da queste strutture, in particolare nelle zone pedemontane; ma anche in pianura è proprio il campanile a fare da marcatore del territorio e a indicare la meta intermedia o finale.

La linea dei Sacri Monti e dei Santuari dell’Alto Piemonte è quella che ha guidato la mano del vostro autore nel disegnare il Cammino di San Carlo da Arona a Viverone, dove confluisce nella Via Francigena. Nel volere dei padri della Controriforma, con il santo Borromeo in testa, la presenza continua dei santuari della fede doveva rappresentare una barriera, quasi una linea gotica contro una possibile invasione da Nord.

Non mancano sui percorsi piemontesi altri luoghi importanti della religiosità, come le abbazie e i monasteri. E’ doveroso segnalare la Novalesa, la Sacra di San Michele, S. Antonio di Ranverso, Superga, Vezzolano, S. Andrea di Vercelli, Isola di San Giulio a Orta, Monte Mesma di Ameno, Monastero di Bose a Magnano. 

Madonne e Santi 

Oltre a san Carlo, vengono elevati agli onori dei cammini piemontesi anche sant’Eusebio, primo vescovo del Piemonte e “testimonial” del Cammino Eusebiano, e san Bernardo di Aosta, onnipresente con gli ospizi nei passi alpini valdostani e del Sempione, da dove prende inizia la Via Francisca Novarese.

E’ invece san Giovanni Bosco il logico “titolare” del Cammino di Don Bosco che unisce il suo luogo natale, a Colle don Bosco in provincia di Asti, al complesso salesiano di Maria Ausiliatrice, grandiosa sede torinese della sua opera. 

Una citazione particolare merita l’arcangelo Michele, onorato nella Sacra all’ingresso della Val Susa, monumento simbolo del Piemonte. A conferma della centralità piemontese già espressa nelle pagine precedenti, la Sacra di san Michele si trova esattamente alla metà della Via Micaelica, grandioso cammino da Mont-Saint-Michel, in Normandia, a Monte Sant’Angelo, nel Gargano pugliese. All’elenco non manca il Patrono d’Italia, san Francesco, al quale è dedicato il Sacro Monte di Orta e il suo dirimpettaio san Giulio di Orta.

Dove non arrivano i santi sono le Madonne a tenere alta la bandiera della fede. I cammini piemontesi hanno il loro faro ad Oropa, il più importante santuario mariano al Sud delle Alpi. La grande cupola tra i monti di Biella è visibile da mezza pianura piemontese. Come per quella di Crea, la Vergine di Oropa è una Madonna nera e questo ci porta nuovamente in Europa. Un cammino possibile – collega Oropa con l’Abbazia di Einsiedeln presso Zurigo, il più importante presidio cattolico della Svizzera, dove si venera una Madonna Nera e punto tappa della Via Jacobi, il Cammino di Santiago svizzero-tedesco.

Il paesaggio

Un appunto particolare merita la straordinaria varietà e bellezza dei paesaggi che i viandanti pellegrini trovano nel camminare in Piemonte. Il fondale sempre presente, in particolare per le Vie Francigene in pianura e per quelli sulle colline del Po, è la corona delle Alpi, dalle Marittime alle Pennine, con il Monviso e il Monte Rosa come riferimenti continui.

Nei cammini del Quadrante dell’Alto Piemonte sono i laghi a connotare il percorso. Si passa dal Lago Maggiore a quello d’Orta, con scenari tra i più belli del mondo, per finire al lago di Viverone dove va a morire la Serra d’Ivrea, che con l’Anfiteatro Morenico crea un ambiente unico per storia e natura. 

Anche i grandi ambienti della Valle di Susa e dell’Ossola ci parlano dell’immenso lavoro dei ghiacciai del Quaternario, mentre oltre Torino il cammino verso Crea sale sulle colline del Po e si altalena tra i borghi, i castelli e i vigneti del Monferrato, terra della pietra di cantone e degli infernot.

Altri ambienti che meritano di essere ricordati sono le tante testimonianze romaniche che si incontrano in continuazione, le grandi cascine o “grange” del riso vercellese, l’archeologia industriale biellese, i parchi e le riserve regionali, i “borghi più belli”, le Bandiere Arancioni del TCI e una infinità di disperse località di grande interesse storico-culturale.

I siti Unesco

E’ significativo notare come in Piemonte si trovino ben 5 siti Unesco, ma tutti “seriali”, cioè composti da più unità, tranne quello recentissimo di Ivrea. Questo significa che i luoghi percepiti come Siti Unesco, con presenza della targa ufficiale, sono in pratica alcune decine e i cammini piemontesi li toccano praticamente tutti.  

E’ un numero straordinario, probabilmente unico al mondo in così breve spazio. Si tenga conto, ad esempio, che il resto della Via Francigena (700 km da Vercelli a Pavia) conta 7 Siti, anche se di grande importanza come Firenze, Siena e Roma, più S. Giminiano, Pienza e Val d’Orcia e la Macchina di Santa Rosa a Viterbo.

I Siti Unesco piemontesi (tra parentesi l’anno di iscrizione):

– Le Residenze Sabaude (1997), con tutta la “Zona di Comando” di Torino e la “Corona di Delizie”;

– I Sacri Monti (2003): Calvario di Domodossola, Ghiffa, Orta, Varallo, Oropa, Belmonte, Crea;

– I Siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi (2011) di Arona Mercurago e di Viverone;

– Ivrea (2018);

– Il Paesaggio vitivinicolo del Piemonte Langhe-Roero e Monferrato (2014).         

La ricerca

La partenza per l’indagine non poteva che essere la provincia del capoluogo piemontese, ora denominata Città Metropolitana di Torino. Qui si trovano i due percorsi principali, la Via Francigena del Gran San Bernardo e la Via Francigena del Moncenisio e Monginevro.

La Via Francigena del Gran san Bernardo fa riferimento al percorso fatto nel 990 dall’arcivescovo britannico Sigerico che descrisse, con uno scarno ma minuzioso racconto, il suo ritorno da Roma a Canterbury. Dei 1700 km totali, pari a 79 tappe, circa mille km sono in Italia, per 45 tappe. Del percorso italiano, cinque tappe sono in Valle d’Aosta e quattro in Piemonte, da fuori Pont St. Martin a Vercelli. La tappa successiva esce dal Piemonte per entrare in Lomellina.

La Via Francigena del Moncenisio entra in Piemonte dall’omonimo passo, passa per Susa e arriva a Torino dopo quattro tappe, proseguendo in pianura per tre tappe fino a riunirsi a Vercelli con la Francigena principale. Dal passo del Monginevro arriva a Susa, con due tappe, una variante francigena che permette un facile arrivo di pellegrini dalla Francia del Sud (Delfinato e Provenza) ma che si preferisce segnalare come possibilità di percorrenza in senso contrario, per andare dal Piemonte verso i tratti francesi del Cammino di Santiago, passando per Briançon, Orange e Arles.

Un fascio di vie

Il presente lavoro ha ricercato e descritto nei dettagli la via principale e frequentata di ogni cammino. Ma storicamente, in particolare delle Francigene, gli itinerari percorsi dai pellegrini potevano essere più di uno nella stessa tratta. Ad esempio, in Val Susa si poteva passare sia alla destra che alla sinistra della Dora Riparia. Oppure da Ivrea a Santhià si poteva decidere se passare a Nord o a Sud del lago di Viverone. La scelta era spesso dettata da difficoltà ambientali, come la presenza di un alveo di fiume particolarmente esteso, oppure da problematiche politiche o militari, che consigliavano il passaggio in un luogo piuttosto che in un altro, per evitare gabelle o luoghi presidiati.

Per questo oggi si preferisce parlare di un “fascio di vie” per ogni cammino, dando al viaggiatore la possibilità di variare il percorso per raggiungere siti di particolare interesse storico o ambientale, posti non sulla direttrice principale. Oppure di modificare la via per questioni stagionali, come per aggirare un passo alpino ancora innevato, ad esempio passando le Alpi sul più comodo Sempione, quasi sempre aperto, al posto del Gran San Bernardo, chiuso per più di metà dell’anno.

Ne è un giusto esempio la Via Romea Canavesa, che da Ivrea, in quattro tappe raggiunge Vercelli passando a Sud del lago di Viverone, toccando Mazzè, Moncrivello e Cigliano.

Alternative valsusine

La ricerca ha evidenziato la presenza in Valle Susa di altri itinerari che possono rappresentare una alternativa parziale al percorso francigeno. L’itinerario denominato “La Sindone tra le Alpi” ripercorre di fatto la Via Francigena da Oulz, con partenza da Bardonecchia, fino a Buttigliera Alta e fa riferimento al probabile viaggio della Sacra Sindone da Chambery a Torino nel 1578. Il percorso non è certo, in quanto tenuto segreto al tempo per motivi di sicurezza, e altri storici indicano vie diverse.

“Il Sentiero Dei Franchi” corre sulla destra orografica della Valle di Susa, da Oulz a S. Ambrogio, alzandosi di quota fino al Frais e al rifugio Amprimo. “Sulle tracce di Annibale” è un percorso transfrontaliero da Bramans (Francia, valle della Maurienne) a Giaglione presso Susa, attraverso il Colle Clapier (2491 m).

La prima parte piemontese di quest’ultimo percorso corrisponde al Glorioso Rimpatrio, l’itinerario fatto nel 1689 dai valdesi per ritornare alle proprie terre in Val Pellice, dopo il forzato esilio di tre anni prima. Il Glorioso rimpatrio, è formato da sette tappe che attraversano la Valle di Susa, la valle del Chisone e la Val Germanasca, prima di approdare in Val Pellice.

L’Alto Piemonte

I cammini storico-devozionali censiti nelle province di Biella, Vercelli, Novara e Verbania sono riuniti sotto il “cappello” dell’Alto Piemonte. Si tratta di una indicazione geo-turistica in auge da qualche tempo, che riunisce in un’unica e forte denominazione le quattro province del cosiddetto Quadrante nord-orientale del Piemonte. In questo modo si potranno finalmente superare le difficoltà di promozione e gestione turistica di un’area preziosa e bellissima, tra le terre del riso e del vino, i grandi laghi prealpini e il Monte Rosa, terra di fede e lavoro espressa da innumerevoli Sacri Monti e da generazioni di gente industriosa.

Da una decina di anni il Cammino di San Carlo attira centinaia di viandanti – pellegrini e turisti – che attraversano tutto l’Alto Piemonte da Arona a Viverone, toccando i Sacri Monti di Orta, Varallo e di Oropa.

Disegnato sulle orme dei diversi viaggi che san Carlo Borromeo ha fatto in questi luoghi tra il 1878 e il 1584 il San Carlo è in realtà l’unione continua di tantissimi percorsi di pellegrinaggio, ancora oggi frequentati a piedi, che raggiungono principalmente il Santuario di Oropa, ma anche gli altri importanti complessi devozionali.

E Oropa è anche il punto di arrivo del Cammino Eusebiano, che parte dal Sacro Monte di Crea e da pochi anni propone l’andare a piedi sulle probabili tracce di Sant’Eusebio, primo vescovo di Vercelli e del Piemonte, iniziatore della devozione nei due luoghi di culto. 

A san Bernardo di Aosta si ispira invece il recentissimo lavoro dell’Associazione Novarese Amici di Santiago che ha ripreso storicamente e ripercorso l’antica Via Francisca Novarese – Cammino di San Bernardo dal passo del Sempione a Novara.

Una rete internazionale

I tre cammini sopra indicati sono tutti affluenti della Via Francigena, che raggiungono a Viverone, Vercelli e Mortara e il loro insieme forma il “Quadrante dei Cammini dell’Alto Piemonte”, un sistema di percorsi di grande interesse storico e paesaggistico, collegato con le principali destinazioni pellegrine del Nord delle Alpi. Fondamentale, in questo ambito, è l’azione di coordinamento e promozione svolta dalla Rete dei Cammini, consociazione nazionale, alla quale appartengono le associazioni di questa area.

La ricerca altopiemontese ha inoltre evidenziato la presenza di tantissimi percorsi di pellegrinaggio, alcuni da oltre le Alpi, come quello che dalla valle di Saas, nel Vallese svizzero, raggiunge Varallo passando per Macugnaga. Al Santuario di Oropa si converge tradizionalmente a piedi da molti paesi del Piemonte, spesso con viaggi che durano per tutta la notte, come da Rivarolo Canavese, da Rassa in Valsesia attraverso alti colli, da Santhià, da Moncrivello, e da altri luoghi. Particolarmente famosa è la processione quinquennale da Fontainemore in Valle d’Aosta, con centinaia di partecipanti.

Fanno riferimento ad Oropa anche il “Cammino della Gran Madre”, proposto dalla Confraternita di San Giacomo del Piemonte Orientale, e il “Cammino di Oropa” con partenza da Santhià e che – come il Cammino di San Carlo – permette di arrivare in più tappe al Santuario Mariano.

Tra Torino e Monferrato

Il territorio piemontese posto a sud del Po è un ambito di grande interesse paesaggistico per la presenza delle colline torinesi e del Monferrato, quest’ultimo recentemente insignito, con Langhe e Roero, del riconoscimento Unesco. Non poteva quindi non essere attraversato da alcuni percorsi con le caratteristiche dei cammini e infatti troviamo una rete formata dal Cammino delle Colline del Po, originato dal percorso disegnato a inizio degli anni ’90 tra Superga e Crea e prolungato da Moncalieri (in pratica da Torino) a Casale Monferrato, e il Cammino di Don Bosco che collega, con alcune varianti, i luoghi della nascita e dell’infanzia del santo piemontese con quelli che videro a Torino il compimento della sua opera sociale e spirituale.

Anche in questo territorio sono stati censiti altri percorsi devozionali, in particolare quelli che portano al Sacro Monte di Crea, in partenza da molte località delle province di Alessandria e Asti. Di notevole interesse è il “Cammino di Sant’Evasio”, un piacevolissimo percorso in gran parte collinare che collega Asti, dove sant’Evasio fu primo vescovo dal 325, a Casale Monferrato dove lo stesso è patrono. La proposta è partita dalle sezioni CAI di Asti e di Casale, che più volte vi hanno organizzato eventi.

Tra le proposte interessanti segnaliamo la “Via Francigena verso il Mare” che da Torino segue inizialmente il Cammino delle colline del Po e quello di Don Bosco fino a Colle don Bosco per poi raggiungere Asti, Alessandria ed entrare in territorio ligure dopo Arquata Scrivia.

Nella Provincia Granda

In Provincia di Cuneo, anche a seguito di riunioni e contatti locali, non sono stati evidenziati cammini con le caratteristiche richieste. Come già evidenziato, questa parziale assenza è giustificata dalla posizione geografica marginale rispetto alle grandi vie di comunicazione che attraversavano le Alpi Occidentali.

Le innumerevoli Vie del Sale passano da tutti i colli verso il mare, con caratteristiche certamente storiche ma più commerciali che religiose. Viene segnalata la notevole frequentazione dell’antico percorso del Colle di Tenda, in gran parte in territorio ligure.

Dal punto di vista della devozione, sono ben conosciuti i pellegrinaggi verso alcuni importanti santuari, a cominciare da quello di Vicoforte presso Mondovì, a quello di Sant’Anna di Vinadio, in un vallone laterale della valle Stura, verso il Santuario di Castelmagno in val Grana e verso il Santuario di Valmala, in val Varaita. Esiste un itinerario devozionale che li collega, più volte percorso con eventi di trekking, ma mai definito come collegamento stabile.

La ricerca è stata effettuata da Franco Grosso

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