Cammino di San Bernardo d’Aosta

La via Francisca Novarese, a partire dalla fine del XII secolo, con l’apertura del Sempione, rappresenta una via commerciale importante che collega Novara e Milano al Nord Europa.Tale percorso sarà uno dei fattori di crescita della città di Novara sia per lo sviluppo del mercato delle pelli che per il passaggio di pellegrini . Dopo un impegno di alcuni anni, di ricerca,ricognizione storica,di mappatura, di contatto con le amministrazioni comunali e le provincie interessate, la nostra associazione propone al vasto mondo dei ” camminatori e pellegrini ” questo interessante percorso dalle Alpi alla Pianura. Nel 2020 dovevamo in occasione del millenario della nascita di San Bernardo d’Aosta , dedicarlo al Santo, perché in tutto il percorso vi sono testimonianze del suo passaggio e della sua permanenza. Nel duomo di Novara sono corservati i suoi resti in una speciale “urna”, in quanto il Santo è morto a Novara nel 1081 . A causa del Covid19 rimandiamo il tutto al prossimo 2021, il 12 Giugno al Passo del Sempione ed il 13 Giugno a Novara. Siete tutti invitati.

Nove tappe e otto varianti

Le nove tappe dal Passo del Sempione a Novara con la descrizione a cura di

Giuseppe Carnaghi

Figura 1 Ospizio del Sempione: il priore François Lamon con i pellegrini dell’Associazione Novarese Amici di Santiago al momento della partenza sui sentieri della via Francisca Novarese – Cammino di San Bernardo d’Aosta.

Prima Tappa Dal Sempione a Gondo (CH)

Il cammino inizia dal Passo del Sempione e più precisamente dal Nuovo Ospizio. E’ un edificio severo e massiccio: ha le forme della caserma che Napoleone aveva cominciato a costruire. Acquistato nel 1825 dagli agostiniani del S. Bernardo, fu adattato a convento e a luogo di ospitalità. E’ posto su di un percorso antico già frequentato in epoca preistorica.

Figura 2 L’ospizio del Sempione

Nella valle più in basso, il Vecchio Ospizio, noto come Alter Spittel, fu fondato nel 1235 dall’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme per volere del vescovo di Sion, Landric de Mont (circa 1206 – prima del 10 aprile 1237) che vi aveva fatto erigere una cappella dedicata a San Giacomo e un ospizio per i viandanti. L’edificio fu ricostruito nel 1666 per volere del barone Kaspar Jodok von Stockalper.

Figura 3 Alter Spittel

Al piano inferiore i viaggiatori trovavano rifugio e cure gratuite. Ai piani superiori, nella stagione estiva, risiedeva il barone e la sua famiglia. L’ultimo piano ospita una piccola cappella.

Figura 4 Il barone Kaspar Jodok von Stockalper

Il lungo fabbricato, posto più in basso sul pianoro, era utilizzato come deposito e aveva scuderie per i cavalli e magazzini per le merci in transito. La via del Sempione che saliva da Briga e portava a Domodossola è stata resa someggiabile dal barone nel XVII secolo e ha contribuito a costituire la sua grande fortuna con il commercio del sale. Lungo questo itinerario Napoleone fece progettare e aprire una via militare e commerciale che doveva collegare Parigi a Milano. La via attuale ricalca il suo tracciato e porta nell’alta Val d’Ossola, lungo la sinistra idrografica della Diveria. Il cammino si snoda attraverso una delle valli più suggestive dell’Ossola: dal Sempione tra le verdi praterie, le torbiere, attraverso le tracce dell’antica mulattiera e il tratturo che segue la Strada Napoleonica con i piccoli nuclei Walser, si raggiunge il paese di Simplon Dorf con le solide case di pietra e l’Ecomuseo del Sempione. Arrivati a Gabi, dove sono i ruderi di un antico deposito di stoccaggio delle merci, si superano le emozionanti Gole per arrivare a Gondo, attraversando la galleria del Forte. Di rilievo il Museo di Alte Kaserne con la documentazione delle strade del Sempione dall’epoca romana ai nostri giorni. L’edificio scolastico del paese, ora dismesso, è divenuto luogo di ospitalità.

Figura 5 La Stockalperturm è stata costruita a Gondo da Kaspar Stockalper dal 1666 al 1684. Stockalper fu uno dei piu’ importanti imprenditori svizzeri del XVII sec, conosciuto come il Re del Sempione. La torre serviva come punto di stoccaggio e trasbordo per le merci. Durante questo periodo la torre venne utilizzata anche come locanda

Arrivati a Gondo vi è la possibilità di percorrere il cammino, da una parte sulla Stockalper e dall’altra nella valle Divedra in entrambi i casi si risale in quota per attraversare belle montagne e ripidi pendii.

Seconda Tappa da Gondo(CH) a Graniga S.Lorenzo (Bognanco)

Figura 6 Alta val Bognanco oltre il passo del Monscera

Per raggiungere l’Italia, a partire da Gondo, si percorre la Stockalper dal passo del Monscera, che arriva a Domodossola dalla valle di Bognanco. Si attraversa la Zwischbergen, Valle Vaira in italiano. Il sentiero si snoda di fronte a Gondo su un terrazzamento che consente l’accesso alla valle selvaggia della Zwischbergental, un percorso che i contrabbandieri conoscevano molto bene. Dal monumento al contrabbandiere tale via si apre con la visione della cascata del Grosses Wasser e delle marmitte, poi via verso la miniera d’oro. La famiglia Stockalper portò la miniera d’oro alla migliore condizione di sfruttamento tra il 1660 e il 1691. Nel 1897 essa fallì e cessò la sua attività. Ancora oggi, tuttavia, essa può essere visitata su richiesta. Lungo la strada si presenta uno sbarramento a formare un piccolo lago. Non lontano vi è l’unica faggeta presente in Vallese e, in alto, boschi di larici e montagne scoscese con vaste radure a pascolo. Ancora pascoli, torbiere e decine di laghetti si aprono in Val Bognanco. Si arriva a S.Bernardo dove sorge una piccola chiesetta di montagna. Si scende poi velocemente attraverso le frazioni di Bognanco per arrivare a Graniga/S.Lorenzo.

Percorso alternativo la Val Divedro : da Gondo (CH) a Varzo

La tappa partendo dalla Svizzera attraverso, la cosidetta “Via delle prese”, che non è facilmente percorribile nei giorni di pioggia e non è transitabile nel periodo invernale. Per motivi di sicurezza, nei tratti più pericolosi, è stata attrezzata con corde fisse di acciaio. Attraverso questa via si raggiunge l’abitato di Bugliaga. Poco oltre, la valle diventa aspra, tra pareti a picco sopra il torrente Rì che si attraversa sull’emozionante Ponte del Diavolo: un arco di 33 metri sulla forra da vertigine, 100 metri sopra il corso d’acqua.

Figura 7 Ponte del diavolo sulla strada che collega la frazione di Bugliaga a Trasquera

Prima dell’abitato di Transquera il paesaggio si addolcisce un poco. Giunti alla parrocchiale, in alto sopra Bertonio, si imbocca la via selciata che scende in forte pendenza. Varzo è un borgo che racchiude un patrimonio notevole di opere d’arte: nella parrocchiale di san Giorgio un affresco del “miracolo dell’impiccato” riprende la leggenda ambientata a Santo Domingo de la Calzada, nella Rioja, sul cammino francese che porta a Santiago di Compostela.

Terza Tappa da Graniga S.Lorenzo (Bognanco) a Domodossola (Monte Calvario)

La tappa passa attraverso i terrazzamenti dove si coltivava la segale, la vite e poco altro. Da Bognanco Fonti si prende il sentiero verso Ca’ Monsignore, dopo aver superato il ponte in pietra sulla forra del rio Rabianca. Si risale all’Oratorio del Dagliano. Si continua a salire passando a sinistra della chiesa e si giunge a Monteossolano. Lasciata la Chiesa dedicata a San Gottardo si prosegue su un tratto di asfalto raggiungendo Pregliasca. Da qui si arriva a Cisore. Su una mulattiera si raggiunge Mocogna, e su strada asfaltata Castanedo, posto sul versante opposto della valle. Da qui si raggiunge Vagna (Maggianigo). Dopo Vagna si sale a Croppo e proseguendo sul sentiero nel bosco si raggiunge Motto e la Cappella di Marisch. Infine si scende fino al Sacro Monte Calvario (Patrimonio Mondiale Unesco). Qui i padri Rosminiani concedono volentieri ospitalità ai pellegrini.

Percorso Alternativo da Varzo a Domodossola (Monte Calvario)

Figura 8   Varzo, comune della provincia del Verbano-Cusio-Ossola

La tappa, prosegue nella Val Divedro per arrivare alla pianura di Domodossola, comincia con l’attraversamento di Varzo che ci consente di ammirare tratti suggestivi del borgo antico. Si prosegue sulla vecchia strada statale del Sempione sino alla cava di Crevola, dove si imbocca il percorso suggestivo che scende alla parrocchiale dei santi Pietro e Paolo di Crevoladossola. Da qui si supera la Diveria sul ponte napoleonico per scendere alla piana di Domodossola attraverso un percorso urbano sino alla salita del Monte Calvario.

 Figura 9 Il Sacro Monte di Domodossola fa parte del gruppo dei sacri monti alpini inseriti nel 2003 nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

Quarta tappa da Domodossola a Vogogna

La tappa passa dalla stazione di Domodossola. Da lì, attraverso il ponte di Croppo, si può raggiungere Cosasca, frazione del Comune di Trontano; si possono vedere tratti del percorso lastricato percorribile a fatica anche da animali adibiti al trasporto.

Figura 10 Da Mergozzo e Gravellona transitavano itinerari già nella preistoria, migliorati poi in età romana. Portavano verso Nord nell’alta valle del Rodano attraverso l’Ossola. Tratti di questa viabilità sono stati messi in luce a Gravellona, Candoglia, Vogogna e Beura Cardezza. Queste due lapidi tombali scritte, la prima in alfabeto latino, la seconda in alfabeto nord etrusco, appartenute con tutta probabilità al popolo dei Leponzi, sono testimonianze del periodo della romanizzazione.

Figura 11 Tratto del percorso attribuito alla “Via Settimia” tra Cuzzego e il ponte della Masone
Figura 12 Il tracciato della via romana verso il ponte della Masone
Figura 13 Ponte della Masone. In corrispondenza della freccia vi è una traccia evidente del muro di sostegno della via romana

Qui esisteva un porto sul Toce, prima controllato dai Cavalieri di San Giovanni, poi amministrato dai Cavalieri di Malta che vi aprirono un ospizio. Si prosegue sulla strada statale fino a Vogogna, uno dei borghi più belli d’Italia, con il suo Palazzo Pretorio e il Castello Visconteo.

Figura 14 Il castello visconteo di Vogogna, ampliato nel 1348 da Giovanni Visconti

Figura 15 Vogogna, Palazzo Pretorio fatto costruire nel 1348 da Giovanni Visconti. L’abitato di Vogogna, già citato in un documento notarile del 970 d.C., rimane un villaggio di contadini fino al XIII secolo, quando diventa capoluogo dell’Ossola Inferiore. Nel 1014 l’imperatore Arrigo II dona il contado dell’Ossola al vescovo di Novara.

Vogogna diventa vassalla di Vergonte, poi Pietrasanta. Nel 1328 il castello di Pietrasanta viene distrutto da una disastrosa alluvione e Vogogna diviene il centro della vita politico-amministrativa della Bassa Ossola e quindi sede della Giurisdizione dell’Ossola Inferiore che comprendeva Masera, Trontano, Beura e Cardezza, conservandola fino al 1818
quando il mandamento passerà a Ornavasso.

Percorso Alternativo della Quarta Tappa da Domodossola (Calvario ) a Vogogna
(Lungo la ciclabile sulla destra idrografica del Toce)

Il percorso che passa sulla destra idrografica del Toce ha due varianti: la prima è la ciclabile del Toce che prevede il rientro sul percorso precedente attraverso il ponte della Masone. Ha il difetto di presentare alcune criticità non risolte che costringono a lunghe deviazioni e l’impossibilità di ammirare lo scenario alpino della conca di Domodossola a causa della vegetazione che, per lunghi tratti, impedisce anche la vista della corrente del Toce.

Percorso Alternativo della Quarta Tappa da Domodossola ( Calvario ) a Pieve Vergonte

Una seconda possibilità è il sentiero che parte dal Calvario, attraversa le frazioni alte di Villadossola per raggiungere a Pieve Vergonte passando da Villadossola , Pallanzeno e Piedimulera. Il percorso è quello del CAI denominato A00a.

Quinta Tappa da Vogogna a Gravellona Toce

Il percorso della sinistra idrografica del Toce esce da Vogogna attraversando il centro storico e, superata la provinciale, giunge al sottopasso della ferrovia sulla pista ciclabile del Bosco Tenso in direzione Premosello –Cuzzago.

Figura 16 Comune di Premosello Chiovenda. L’oasi didattica del Bosco Tenso fu istituita nel 1990 su territorio di proprietà comunale

Usciti sulla vecchia provinciale si prosegue verso Bettola, Albo, Candoglia sino alla passerella che porta ad Ornavasso.

Figura 17 Ornavasso, comune della provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Chiesa di san Nicolao

Partendo dal cimitero, su strada sterrata e sentiero, da casa Camponi si costeggia la base del versante che attraversa la zona residenziale fino a Gravellona Toce.Vale la pena di valutare la possibilità di passare da Mergozzo dove esiste un oratorio dedicato a san Giacomo risalente al XII secolo e una abitazione un tempo hospitale dell’ordine di Malta. Sulle pendici del monte Castello a Fondotoce c’è un altro oratorio dedicato a san Giacomo. Secondo le notizie riportate nel volume di Laura Chironi e Alberto Temporelli “ a cavallo fra il XIV e XVII secolo l’oratorio dipendeva dalla chiesa matrice di Intra….. Al suo interno vi sono affreschi che risalgono al XV secolo raffiguranti la vergine in trono col bambino, un san Rocco e il miracolo di San Giacomo e l’impiccato.

Percorso Alternativo della Quinta tappa da Pieve Vergonte a Gravellona Toce

Seguendo la riva destra orografica del Toce, si può percorrere il sentiero CAI AOOa, fino ad Ornavasso passando da Anzola Ossola e Migiandone. Da Migiandone si percorre un breve tratto su strada asfaltata in direzione di Ornavasso (il sentiero che da Migiandone scollina direttamente al forte di Bara evita la strada asfaltata e la pericolosa curva in corrispondenza del parcheggio dei “cannoni”), fino a raggiungere l’inizio della strada della Linea Cadorna.


Seguendo la strada militare, che sale con pendenza costante, s’incontrano le prime trincee, le gallerie d’accesso alle trincee e alle postazioni per mitragliatrici, fino ad arrivare al “Forte di Bara”. Si oltrepassa il bivio della mulattiera che prosegue verso il Monte Massone, si attraversano due ponti e si raggiunge quindi la strada asfaltata per il Boden. Raggiunto il Santuario del Boden, dopo la visita alla chiesa, ci si può fermare alla locale trattoria per uno spuntino. Poco sotto al piazzale ha inizio la mulattiera delle Cappelle, si prosegue fino ad incrociare la strada che scende ad Ornavasso, quindi diritti fino alla Chiesa Parrocchiale. Poco sopra si possono vedere la Torre, la Chiesa della Guardia e alcuni resti del Castello.

Sesta Tappa da Gravellona Toce a Pella

Partendo dalla località Pedemonte, su asfalto, ci si dirige verso Ricciano Crebbia. Giunti a Casale Corte Cerro, dove si trova il Santuario del Getsemani, costruito nel 1950 per volere di Luigi Gedda, si prende la direzione delle frazioni Tanchello, Montebuglio (il circolo di Montebuglio è famoso per la sua cucina di ottima qualità), Gattugno, Cranna. Si arriva alla zona industriale di Crusinallo e, attraverso il ponte sullo Strona, si raggiunge il centro storico di Omegna fino al municipio.

Figura 18 Omegna è un comune della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e rappresenta il principale centro del Cusio. E’ posto all’estrema propaggine settentrionale del Lago d’Orta.

Dal lungo lago si percorre la riva occidentale verso Bagnella lungo la via Antonio Gramsci.
Arrivati alla rotonda si prende la direzione della chiesa di San Bernardino da Siena.
Si continua sino a dove la strada si trasforma in sentiero fino alla centralina dell’Enel a bordo lago, per poi salire in un fitto bosco e poi si scende fino a costeggiare il lago. Si arriva alla frazione di Oira, un piccolissimo e suggestivo borgo di case strette in una valletta che si apre verso il lago. Oira era famoso, fino al secolo scorso, per le cave da cui si estraeva il serpentino che fu impiegato nella costruzione del Duomo di Milano, del Duomo di Novara, della Certosa di Pavia. E’ il materiale con cui è stato scolpito l’ambone della chiesa di san Giulio d’Orta. Dalla chiesa di san Silvestro si prende la direzione di Nonio. Giunti all’oratorio della Madonna della Neve si imbocca il sentiero dell’Anello Azzurro. Nel bosco vi sono numerosi resti di terrazzamenti fino all’abitato di Ronco superiore. Bella la chiesa della Natività di Maria Santissima. Suggestiva la discesa verso Ronco Inferiore che si raggiunge dopo il minuscolo cimitero. Una lunga strada asfaltata, solitamente deserta, porta a Pella.

Figura 19 Pella è un comune della provincia di Novara, situato sulle sponde occidentali del Lago D’Orta, in Piemonte.

Settima Tappa da Pella Orta a Cureggio


Quale pellegrino avrebbe potuto ignorare le località che sono memoria del passaggio di san Giulio all’isola e il paese di Orta? Con il battello si arriva ad Orta san Giulio, meta irrinunciabile. Dopo aver visitato l’isola e la chiesa dedicata ai Dodici Apostoli si riparte per Orta. Nella chiesa dell’ isola trovate un imponente pulpito.

Figura 20 Costruito in serpentino grigio-verde scuro (che al contatto con l’aria assume un colore simile al bronzo) proveniente dalle vicine cave di Oira, si fa risalire agli inizi del XII secolo. Presenta una pianta quadrata con quattro colonne che sorreggono il parapetto che, a sua volta, poggia su di una base ornata di fogli d’acanto.

Si consiglia di visitare il borgo e di salire al Sacro Monte per raggiungere Legro con i suoi murales, dedicati al cinema italiano ed europeo, ma anche alla quotidianità.

Figura 21 Il Sacro Monte di Orta fa parte del gruppo dei nove Sacri Monti alpini in Piemonte e Lombardia considerati patrimoni dell’umanità e si trova nel comune di Orta San Giulio in provincia di Novara.

Attraverso Corconio si arriva alla Torre di Buccione. Dalla fortificazione si può ammirare il panorama dell’isola verso nord e la vista verso la piana di Gozzano e Borgomanero verso sud.

Figura 22 Isola di san Giulio con la suggestiva basilica romanicadell’XI secolo e l’abbazia benedettina “Mater Ecclesiae”che ospita un convento di clausura femminile.

Da qui si prosegue attraversando Gozzano per raggiungere Briga Novarese con l’antica chiesa di San Tommaso, posta su un’altura poco distante dal centro del paese. E’ un bell’esempio di architettura romanica dell’anno Mille. Nell’interno si può ammirare un importante ciclo di affreschi risalenti alla prima metà dell’XI secolo.

Figura 23 Briga Novarese: chiesa di san Tommaso.
Affreschi dell’inizio dell’XI secolo


Il programma decorativo segue un modello iconografico già diffuso in epoca ottoniana: nel catino dell’abside l’immagine del Cristo Pantocratore in una mandorla circondato dai simboli degli Evangelisti. Nel cilindro absidale, poste in semi cerchio, troviamo la Madonna con San Pietro e altre figure di Santi.
Si riprende quindi la via per Borgomanero che si attraversa passando dalla chiesa di san Leonardo. Cureggio con il suo battistero romanico posto di fronte alla chiesa dedicata a santa Maria Assunta è la meta di questa tappa.

Figura 24 Il battistero romanico di Cureggio è posto di fronte alla parrocchiale di Santa Maria Assunta.


Nella bolla di papa Innocenzo II del 1133, che elenca le pievi sottoposte alla diocesi di Novara, si fa esplicita menzione di quella di Cureggio; poiché l’essere pieve implicava la possibilità di celebrare il battesimo, con ogni probabilità l’edificio era già presente a quella data. Nel luogo in cui è presente la costruzione del XII secolo, esisteva un battistero risalente al V secolo che ha condizionato la costruzione dell’edificio successivo. Si è ipotizzato che il primitivo battistero (assieme all’antica pieve) siano crollati nel rovinoso terremoto del 1117.

Percorso Alternativo alla sesta Tappa da Omegna a Orta

E’ attestato un percorso antico che da Omegna saliva alle pendici del Mottarone per dirigersi verso Agrano e Armeno; una seconda via costeggiava la riva orientale del lago raggiungendo Orta da Carcegna e Pettenasco.Da Orta la strada risaliva poi ad Ameno, Lortallo sino a Buccione. Questo percorso è attestato nel volume già citato di Laura Chironi e Alberto Temporelli “L’oratorio di san Giacomo in Bogogno e la via dei pellegrini”. Attraverso questo percorso si scendeva verso Gozzano. Costeggiando il torrente Agogna il tracciato romano raggiungeva l’abitato di Briga. Superata Briga anziché dirigersi verso Borgomanero, si piega a sinistra salendo la collina morenica sino alla chiesa di san Michele alle Verzole. Il sentiero è molto interessante tra antichi terrazzamenti e viottoli selciati, macchie di castagni e vecchi vigneti. Si scende infine a Baragiola passando accanto alla chiesa di san Nicola con la sua bella torre medievale.

Percorso Alternativo alla settima Tappa da Orta a Veruno


Figura 25 La località Baraggiola (o Barazzola), risalente al secolo X, fu nominata “curtis regia” nel 962, quando venne donata da Ottone l di Sassonia alla pieve di San Giulio. L’edificazione della chiesa, dedicata a san Nicola, può risalire alla fine del X secolo o all’inizio dell’XI. La chiesa fu usata dalla fine del XII sec. dagli Eremitani di Sant’Agostino, che avevano alloggio in un fabbricato adiacente, del quale si conservano tracce di un “refettorio”. Accanto alla chiesa sorge la TORRE, del X secolo, che forse in origine aveva funzione di torre di avvistamento, poi utilizzata come campanile della chiesa.

Arrivati a Maggiate Superiore, dove la chiesa parrocchiale è dedicata a san Giacomo, si prende la direzione di Gattico. Come scrive lo storico Ernesto Lomaglio, a proposito della dedicazione a san Giacomo della chiesa di Maggiate Superiore, “la dedicazione a san Giacomo, patrono dei pellegrini, è indicativa dell’importanza della strada che univa Arona a san Martino di Gattico, a Baraggiola, Briga, Gozzano”. Come è scritto nel volume di Chironi e Temporelli, questa strada metteva in comunicazione il basso novarese con il Vergante, il Cusio e l’Ossola.
Il paese di Gattico ha molti monumenti di notevole interesse: le rovine della chiesa romanica di san Martino, il cascinale di Muggiano già insediamento romano poi divenuto corte fortificata nel medioevo, l’0ratorio di sant’Igino e quello di sant’Andrea.

Figura 26 La Chiesa di San Martino, rappresenta uno splendido esempio di romanico locale. Circondata da una bellissima area verde, San Martino si presenta priva del tetto e del pavimento, semplice nella sua nuda bellezza di edificio romanico risalente al XII secolo. La chiesa, abbandonata a sé stessa per lungo tempo, è stata di recente oggetto di lavori di restauro, che le hanno restituito la sua particolare forza evocativa: la pianta è divisa in tre navate con absidi semicircolari dotate di finestrelle a feritoia con strombatura, mentre in alto ai lati si notano archetti pensili ricavati con lo scalpello.

Passando accanto al castello si imbocca il sentiero nella direzione di Veruno, punto di sosta di questa tappa.

Ottava Tappa da Cureggio a Momo (Santissima Trinità)

Il prof. Giancarlo Andenna, storico dell’Università Cattolica, socio della prestigiosa Accademia dei Lincei, attesta che la strada dalla pieve di Cureggio scendeva a Fontaneto, Cavaglio Superiore, Cavaglio Mediano e Cavaglietto, guadava l’Agogna a Vadobarone all’altezza della Santissima Trinità e raggiungeva l’abitato di Momo.

Figura 27 Fontaneto d’Agogna. Parrocchiale della Beata Vergine Maria Assunta.

Il monumentale edificio sorge a sud dell’abitato, costruito su una cappella cimiteriale dell’XI secolo. Nella seconda metà del XV secolo fu ricostruita per volere di Filippo Maria Visconti, a navata unica. A metà del XVI secolo fu eretto il campanile a lato del presbiterio e nel 1617 fu aggiunto il coro. Tra il 1628 e il 1630, in periodo barocco, l’edificio fu ampliato in lunghezza ed in altezza mentre nel 1827 vennero costruite le due navate laterali. A metà dell’Ottocento l’architetto Alessandro Antonelli realizzò la rotonda di Sant’Alessandro, ossia uno scurolo per custodire le spoglie del santo portate da Roma. Si tratta di un edificio a pianta circolare, collegato alla chiesa, che riprende lo stile classico romano. All’interno sono custodite importanti opere pittoriche risalenti al Cinquecento e al Seicento.

Figura 28 Momo: Chiesa della Santissima Trinità.

Figura 28a l’abside

Dopo alcuni kilometri incontriamo la chiesa della Santissima Trinità. La chiesa sorge poco lontano dall’abitato di Momo, lungo l’antico tracciato di una via Francisca (o via Francigena), proveniente dai valichi dell’Ossola, che confluiva verso le direttrici delle grandi mete di pellegrinaggio. L’oratorio è stato fondato e risale all’XI secolo, quando, con l’espansione dei Cluniacensi in Italia settentrionale, si era diffuso il culto della SS. Trinità. A quel tempo l’edificio religioso costituiva una semplice cappella per la sosta dei viandanti. Risalgono a quel periodo l’abside romanica ed il basamento della torre campanaria. Nei due secoli successivi l’edificio fu ampliato e quasi totalmente ricostruito assumendo la funzione di ecclesia. All’inizio del XVI secolo l’antica abside venne inglobata in una cappella esterna, appoggiata alla chiesa per proteggere l’affresco della Madonna del Presepe, dipinta nel XV secolo sulla parete esterna dell’abside e divenuta subito un’immagine cara alla devozione popolare; sempre in quel periodo l’aula della chiesa fu prolungata di una campata occupando il precedente vestibolo attraverso cui si accedeva alla chiesa.

Percorso Alternativo all’ Ottava Tappa da Veruno a Momo

Da Veruno-Revislate la via prosegue verso Bogogno dove si transita accanto all’oratorio dedicato a san Giacomo per scendere verso Cressa e congiungersi al molino Marco, al prcorso che scende da Cureggio. In alternativa si può arrivare a Suno passando dal suggestivo insediamento rurale di Montecchio.

Figura 29 Le prime notizie storiche certe su Bogogno risalgono all’epoca romana.

Nei secoli IX e X Bogogno era già un villaggio rurale che nel 962 l’imperatore Ottone I dona ai Canonici di San Giulio. Nel 1248 le terre di proprietà dei Canonici di San Giulio, situate in territorio di Bogogno, passarono al comune di Novara e, successivamente, ai conti di Biandrate. Dai Visconti e poi dagli Sforza passarono alla famiglia Borromeo che le mantenne fino al 1797. Coi Borromeo arrivarono in Bogogno i Padri Gesuiti, che dai Borromeo ricevettero in dono possedimenti, comprese strutture abitative del centro storico da loro trasformate in strutture conventuali le cui tracce sono ancora ben visibili.

Attraversato il paese di Suno si prende per Baraggia di Suno. Si raggiunge il sentiero che passa ad occidente della strada statale per arrivare a Momo nella località Santissima Trinità.

Nona Tappa da Momo a Novara

Dalla Santissima Trinità, percorrendo parte della ciclabile di Momo, si raggiunge la parrocchiale e l’ex convento delle Umiliate, poi attraverso un sentiero di campagna si raggiunge con facilità Sologno passando vicino alla chiesa ora cimiteriale dei santi Nazario e Celso.

Figura 30 Affresco della Natività, Sologno chiesa cimiteriale dedicata ai santi Nazario e Celso, fine secolo XI.

Il maggior interesse artistico della chiesa è dato dal vasto apparato pittorico realizzate dal pittore Giovanni de’ Campo e da pittori della sua bottega, una delle più importanti operanti in quegli anni in area novarese. Si conosce la data (1461) ed il nome committente Jacobinus de Frano con la data precisa MCCCCLXI de mense septembris”.
Si arriva poi alla chiesa di san Salvatore di Caltignaga, in vista del castello.

Figura 31 Le prime testimonianze dell’esistenza di un castello a Caltignaga risalgono a poco dopo l’anno mille.

Intorno agli anni 1362-63 l’edificio fu danneggiato dalle truppe della Compagnia Bianca di Alberto Sterz. Nel 1449 Francesco Sforza assegnò il feudo di Caltignaga alla famiglia novarese dei Caccia. I Caccia si occuparono subito di ampliare e rimaneggiare il castello facendogli assumere l’aspetto attuale. Importanti interventi di restauro si resero necessari nel 1524, quando, dopo una fallita spedizione contro Novara, l’esercito francese del generale Bonnivet la distrusse. In epoca barocca, la costruzione fu adattata ad abitazione signorile. Nel 1774 fu ereditato dalla famiglia torinese dei Faà di Bruno, alla quale tuttora appartiene.
Attraverso Caltignaga si può raggiungere la cascina Lualdi e Isarno con la chiesa dei santi Cosma e Damiano, non lontano dai resti dell’acquedotto romano. Giunti a Vignale attraverso la via delle Rosette si arriva al baluardo, alla Basilica di san Gaudenzio, al Broletto e infine al duomo di Novara.

Figura 32 La città di Novara alla fine del XVIII secolo: Le mura spagnole circoscrivevano il centro storico tenendolo separato dai borghi di San Martino, Sant’Andrea, Cittadella e Sant’Agabio
Figura 33 Novara Basilica di san Gaudenzio. Costruita su progetto di Pellegrino Pellegrini, fu completata nel 1590. Nel 1786 fu completato il campanile di Benedetto Alfieri, mentre la cupola fu costruita su progetto di Alessandro Antonelli a partire dal 1844 fino al 1862. La statua del Salvatore di Pietro Zucchi fu sistemata alla sommità, a 126 metri dal suolo, nel 1878
Figura 34 Secondo alcune fonti la primitiva chiesa cattedrale di Novara fu eretta da San Gaudenzio tra il 350 e il 400. La Basilica urbana, il Battistero e la Domus Episcopalis vennero abbattute per essere sostituite da edifici in stile romanico nell’XI e XII secolo. Papa Innocenzo II consacrò il nuovo edificio il 17 aprile 1132. La nuova chiesa a croce latina, con tre navate e matronei, aveva la facciata preceduta da un quadriportico, ed era affiancata da due torri che raccordavano le navate con i matronei.
Figura 35 Novara Alessandro Antonelli progettò tra il 1854 e il 55 il nuovo edificio della cattedrale: nel 1857 venne demolito il quadriportico ed in seguito ricostruito in forme neoclassiche, mentre a partire nel 1865 vennero demolite le navate e la cupola della cattedrale romanica. Il progetto rimase incompleto e non vennero costruiti il transetto e il coro come era previsto dal progetto dell’Antonelli. Lungo il lato affacciato sulla piazza della Repubblica l’edificio è delimitato da un portico con colonne lisce e capitelli corinzi
Figura 36 Novara piazza delle Erbe e
l’Ospedale di San Giuliano.

L’apertura del Sempione (primo valico alpino aperto alla fine del XII secolo), segna l’inizio di un eccezionale sviluppo del commercio in territorio novarese. La corporazione dei calzolai di Novara diventa potentissima e costruirà il “Coperto dei calzolai” in piazza delle Erbe e l’Ospedale di San Giuliano.

Arrivando a Novara, visita al Duomo e nella terza cappella a sinistra si trovano i resti di San Bernardo d’Aosta. Una visita obbligata al termine del cammino.

Figura 37 Duomo di Novara teca con i “resti” di San Bernardo d’Aosta
Novara e il Monte Rosa

Alla fine del percorso il pellegrino può decidere se avviarsi verso Mortara 25 km per recarsi a Roma o verso Vercelli per incrociare la Francigena verso Santiago di Compostela

per informazioni e richieste GPX inviare e mail a : info@franciscanovarese.it

in allegato trovate un file pdf dell’ultima pubblicazione del cammino a cura dell’Atl di Novara e distretto dei laghi con marchio Regione Piemonte

telefono : Enrico 329 2705003 Eugenio 349 3167316

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